Quando i debiti sono insostenibili…

Come molti, probabilmente anche tu stai vivendo un grave disagio nella tua sfera privata a causa dei debiti…Maurizio Pirrone e Associati
Si rivolgono a noi Aziende, Professionisti, Privati, Dipendenti, Pensionati che non riescono a far fronte alle loro obbligazioni e Noi, vogliamo dare anche a te una mano a risolvere i tuoi disagi economici, e nello specifico ti aiutiamo a:

  • Chiudere i tuoi debiti dal 40% al 85% del debito iniziale!
  • Ridurre le rate da pagare fino al 60%!
  • Sospendere le rate dei Mutui o Finanziamenti fino a 18 mesi!

Per un incontro informativo/conoscitivo, contattaci e senza impegno verremo presso la tua sede se:

  • Hai debiti con le Banche…
  • Debiti con Finanziarie…
  • Debiti con il Fisco…
  • Debiti con altri creditori…
  • Hai un Decreto Ingiuntivo…
  • Hai in corso un Pignoramento Immobiliare…
  • Hai un Atto di Precetto…

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Equitalia, stop al pignoramento su case e auto | Informazioni TuttoVisure.it

EQUITALIA, LE NUOVE CONDIZIONI DEL PIGNORAMENTO IMMOBILIARE

Tutti i pignoramenti immobiliari convalidati anche prima del 21 agosto 2013 – cioè prima dell’entrata in vigore del decreto del fare – saranno cancellati. E’ quanto ha disposto la corte di cassazione tramite la sentenza 19270/2014. Una decisione che, per il suo valore retroattivo, fa sì che i pignoramenti già avviati vengano cancellati, se la vendita dell’immobile non è ancora avvenuta, e se sussistono precise condizioni.

CASA, QUANDO NON È PIGNORABILE

Quando l’abitazione è l’unico immobile posseduto dal debitore, è la sua residenza anagrafica, ha finalità abitativa e non è di lusso, non può essere pignorata. Sono questi i requisiti che, secondo quanto disposto dal decreto del fare, rendono impignorabile un bene immobile. Condizione che è valida anche per i pignoramenti già avviati prima dell’entrata in vigore dello stesso decreto. Inoltre, se il credito a ruolo non è pari ad almeno 120 mila euro e se non sono ancora decorsi sei mesi dall’iscrizione di ipoteca (tempo entro il quale il debitore può ancora versare il credito dovuto ed evitare le procedure cautelari di pignoramento da parte di Equitalia), il pignoramento immobiliare non è fattibile.  Continua a leggere

Tuteliamo i tuoi interessi, difendiamo i Tuoi Diritti!

Lo sai che le somme illecitamente addebitate dalle Banche e/o Finanziarie si possono recuperare? Come si sta comportando la tua Banca?

Con il nostro intervento puoi:

  1. Recuperare gli interessi usurai o anatocistici che le Banche ti hanno applicato su mutui o prestiti;
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USURA BANCARIACessione del quinto sai cosa c’è dietro?

Il Nostro Team è in partnership con una squadra di avvocati e commercialisti esperti e preparati, i migliori in Italia su questa materia!

Mutuo Usuraio – Cartelle Esattoriali – Carte Revolving e Bilancio Familiare in crisi? 

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Come sospendere il pagamento del mutuo: Fondo di solidarietà

Hai comprato una casa, ma ti accorgi che stai attraversando un pò di difficoltà  economiche e non sai più cosa fare… probabilmente immagini che presto la tua casa andrà pignorata per far fronte ai tuoi debiti.

Nuove Soluzioni_Sospendere il mutuoDalla “Gazzetta Ufficiale” si evince che c’è la possibilità di sospendere il pagamento del mutuo in corso fino a 18 rate, così puoi cercare nuove soluzioni al tuo problema e,  qui di seguito,  ti elenco ciò che bisogna fare e quali condizioni bisogna avere per approfittare di questa occasione chiamata fondo di Solidarietà:

  1. L’immobile deve essere adibito ad abitazione principale;
  2. Il mutuo deve essere acceso da almeno un anno;
  3. l’importo totale del mutuo non deve essere superiore a 250.000 euro;
  4. Il tuo guadagno annuale non deve essere superiore a 30.000 euro;
  5. Che tu non abbia subito un licenziamento nei tre anni prima della richiesta di sospensione dei pagamenti. (è escluso il licenziamento per giusta causa o giustificato motivo).

Se tutto corrisponde, allora recati in banca e chiedi che venga sospeso il pagamento del mutuo, al massimo fino a 18 mesi!!!

Attenzione però che non diventi per te una formula per indebitarti ulteriormente, quindi non accendere altri prestiti o mutui, altrimenti rischi di perdere ogni cosa per i prossimi anni…

Per qualunque cosa tu abbia bisogno non esitare a contattarci!

                                                                                                       Maurizio Pirrone

 

Lezioni di vita… per una vera squadra!

Lezione n° 1

Un uomo va sotto la doccia e subito dopo la moglie lo raggiunge… e in quell’istante suonano al campanello di casa. La donna avvolge un asciugamano attorno al corpo, scende le scale e correndo va ad aprire la porta: è Giovanni, il vicino. Prima che lei possa dire qualcosa lui le dice: “ti do 800 Euro subito in contanti se fai cadere l’asciugamano!”. Riflette e in un attimo l’asciugamano cade per terra… Lui la guarda a fondo e le da la somma pattuita. Lei, un po’ sconvolta, ma felice per la piccola fortuna guadagnata in un attimo risale in bagno. Il marito, ancora sotto la doccia le chiede chi fosse alla porta. Lei risponde: “era Giovanni”. Il marito: “perfetto, ti ha restituito gli 800 euro che gli avevo prestato?”

Morale n° 1: Se lavorate in team, condividete sempre le informazioni!

Lezione n° 2

Al volante della sua macchina, un attempato sacerdote sta riaccompagnando una giovane monaca al convento. Il sacerdote non riesce a togliere lo sguardo dalle sue gambe accavallate. All’improvviso poggia la mano sulla coscia sinistra della monaca. Lei lo guarda e gli dice: “Padre, si ricorda il salmo 129?” Il prete ritira subito la mano e si perde in mille scuse. Poco dopo, approfittando di un cambio di marcia, lascia che la sua mano sfiori la coscia della religiosa che imperterrita ripete: “Padre, si ricorda il salmo 129?” Mortificato, ritira la mano, balbettando una scusa. Arrivati al convento, la monaca scende senza dire una parola. Il prete, preso dal rimorso dell’insano gesto si precipita sulla Bibbia alla ricerca del salmo 129. “Salmo 129: andate avanti, sempre più in alto, troverete la gloria…”

Morale n° 2: Al lavoro, siate sempre ben informati!

Lezione n° 3

Un rappresentante, un impiegato e un direttore del personale escono dall’ufficio a mezzogiorno e vanno verso un ristorantino quando sopra una panca trovano una vecchia lampada ad olio. La strofinano e appare il genio della lampada. “Generalmente esaudisco tre desideri, ma poiché siete tre, ne avrete uno ciascuno”. L’impiegato spinge gli altri e grida: “tocca a me, a me….Voglio stare su una spiaggia incontaminata delle Bahamas, sempre in vacanza, senza nessun pensiero che potrebbe disturbare la mia quiete”. Detto questo svanisce. Il rappresentante grida: “a me, a me, tocca a me!!!! Voglio gustarmi un cocktail su una spiaggia di Tahiti con la donna dei miei sogni!” E svanisce. Tocca a te, dice il genio, guardando il Direttore del personale. “Voglio che dopo pranzo quei due tornino al lavoro!”

Morale n° 3: Lasciate sempre che sia il capo a parlare per primo!

Lezione n° 4

In classe la maestra si rivolge a Gianni e gli chiede: ‘Ci sono cinque uccelli appollaiati su un ramo. Se spari a uno degli uccelli, quanti ne rimangono?’ Gianni risponde: “Nessuno, perché con il rumore dello sparo voleranno via tutti”. La maestra: “Beh, la risposta giusta era quattro, ma mi piace come ragioni”. Allora Gianni dice “Posso farle io una domanda adesso?” La maestra: Va bene. “Ci sono tre donne sedute su una panchina che mangiano il gelato. Una lo lecca delicatamente ai lati, la seconda lo ingoia tutto fino al cono, mentre la terza dà piccoli morsi in cima al gelato. Quale delle tre è sposata?” L’insegnante arrossisce e risponde: “Suppongo la seconda… quella che ingoia il gelato fino al cono”. Gianni: “Beh, la risposta corretta era quella che porta la fede, ma… mi piace come ragiona”!!!

Morale n° 4: Lasciate che prevalga sempre la ragione.

Lezione n° 5

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto: “Sono cieco, aiutatemi per favore”. Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un’altra frase. Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote. Il non vedente riconobbe il passo dell’uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato. Il pubblicitario rispose: “Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo”. Sorrise e se ne andò. Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto: “Oggi è primavera e io non posso vederla”.

Morale n° 5: Cambia la tua strategia quando le cose non vanno molto bene e vedrai che poi andrà meglio.

Se un giorno ti verrà rimproverato che il tuo lavoro non è stato fatto con professionalità, rispondi che l’Arca di Noè è stata costruita da dilettanti e il Titanic da professionisti….

Per scoprire il valore di un anno, chiedilo ad uno studente che è stato bocciato all’esame finale.

Per scoprire il valore di un mese, chiedilo ad una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto.

Per scoprire il valore di una settimana, chiedilo all’editore di una rivista settimanale.

Per scoprire il valore di un’ora, chiedilo agli innamorati che stanno aspettando di vedersi.

Per scoprire il valore di un minuto, chiedilo a qualcuno che ha appena perso il treno, il bus o l’aereo.

Per scoprire il valore di un secondo, chiedilo a qualcuno che è sopravvissuto a un incidente.

Per scoprire il valore di un millisecondo, chiedilo ad un atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d’argento.

Il tempo non aspetta nessuno. Raccogli ogni momento che ti rimane, perché ha un grande valore. Condividilo con una persona speciale, e diventerà ancora più importante.

 

Scopri chi ti sta mentendo!

Immagina di saper cogliere le emozioni di ogni persona che incontri… alla base di ogni comunicazione, questo come ti farà sentire?

Adesso, puoi dare una svolta alla tua vita, sarai in grado di capire realmente chi hai davanti, e così prendere decisioni migliori, imparando tecniche che solo in pochi conoscono bene!
Un corso aperto a tutti per diventare “una macchina” della verita’!!!

Privati e Professionisti, Adulti e Adolescenti.

Amo il mio lavoro!

Che lavoro fate? Cosa vi piace del vostro lavoro? Cosa vi pesa di più quando state lavorando? Perché vorreste cambiarlo?

Lavorare è bello soprattutto per tutte quelle persone che hanno raggiunto traguardi professionali e sono magari diventati imprenditori… ma perché solo alcuni arrivano alla ricchezza o allo sviluppo del proprio lavoro?

La risposta è, che queste persone sono mosse dalla loro passione, senza la quale, il successo sarebbe molto distante…

Tutti i giorni sento persone lamentarsi del proprio lavoro/mestiere, per esempio, che non hanno voglia di incominciare la settimana, pensano già prima di cominciare, a che ora finirà la giornata lavorativa o a quando avranno le ferie… altri pensano appena prendono lo stipendio a come potranno arrivare alla fine del mese, perché ciò che guadagnano non gli basta!

Perché fate proprio quel lavoro? Qual’era o qual è, la vostra vera passione? Cosa non vi permette di raggiungere il vostro mestiere? Cosa fate per migliorare la vostra professione? Fate corsi di aggiornamento? Quanto investite nella formazione? Quanto vorreste guadagnare?

La verità secondo me è che, se siete tra i tanti che si lamentano del proprio lavoro, è perché in realtà siete pigri, oppure vi convincete che siete stati costretti dagli eventi… o perché non avete trovato quello che più vi gratificava perché lavoro non ce ne! …non è che forse avete cercato nei luoghi sbagliati o che non avete cercato bene? Chi non trova, spesso non cerca abbastanza o forse, non ha abbastanza pazienza nella sua ricerca… o ancora perché cerca ciò che non può fare, per mancanza di abilità, di esperienza o titoli di studio per farlo! – Chi cerca trova, ma solo se vuole veramente trovare!!!

Se non vi piace il mestiere che fate, iniziate da subito, visto che un lavoro lo avete già… ad impegnarvi a cercare ciò che davvero vorreste fare, se non avete le competenze giuste, fate dei corsi che vi consentano di ottenerlo più velocemente, potreste aver bisogno di poco o moltissimo tempo per trovare il lavoro giusto per voi, ma cosa ve ne importa se ci vorranno tre anni a trovarlo confronto ad una vita che ancora avete davanti? Non è mai troppo tardi per raggiungere il successo!

Pensate a quando vi sveglierete al mattino, sapendo che vi attenderà una giornata meravigliosa, pensate a quanto potreste guadagnare, o a quando, vi metterete a letto la sera e, penserete a quanto avete fatto per il vostro successo, a quante persone avrete fatto felici, e a quanto ancora potrete fare o produrre se aveste il lavoro dei vostri sogni… metteteci la passione in ciò che fate e scoprirete di quanto successo potete godere.

Nella vita il successo arriva se siete disposti a muovervi in luoghi e tempi inesplorati.

Ricordate che la vita comincia alla fine della vostra zona di comfort, ovvero dall’adagiarvi alla vita che altri vi hanno fatto scegliere!

Siate Felici!

Il primo giorno di lavoro

Finalmente siete riusciti a trovare un lavoro, siete felici e contenti, e sono molto felice per voi!

Quindi ora bisogna pensare che ci saranno nuovi collaboratori o se preferite, colleghi… e come sarà il capo? Sarete apprezzati per quello che fate? Andrete d’accordo con tutti o qualcuno vi metterà alle strette per paura che prendiate il suo posto?

Ecco allora che l’ansia vi arriva alla porta…

E normale che vi sentiate così, non preoccupatevi più del dovuto!

Voi sapete quanto potete dare in fatto di serietà e professionalità all’Azienda in cui opererete… forse è anche vero che lo sa solo chi vi ha assunto, e gli altri ancora non vi conoscono, come verrete accolti da loro?

Quindi per cominciare bene, iniziate in uno stato di sottomissione, che è giusto che sia… farvi vedere dei saccenti ai loro occhi non va bene al momento… vi trovereste subito con grandi difficoltà di comunicazione con tutti… sempre che non abbiate la posizione di Manager o Direttore, dove chiaramente le cose cambiano in vostro favore da subito!

Ora trovate una linea di comunicazione, fatevi conoscere con il tempo che vi occorre senza mettere fretta a nessuno, scoprite ciò che è necessario o voluto per ottemperare ai vostri compiti poi fatelo, producetelo o ditelo!

Al momento non siete lì per cambiare ogni cosa, perché in primis non siete abbastanza conosciuti da poterlo fare e secondo, non sapete al momento il modus operandi dei colleghi e dell’Azienda, quindi abbiate fede e tanta calma….

Può capitare che vi sentiate pieni di voi, o forse così timidi che anche quando il vostro capo vi dirà ciò che dovete fare, non solo gli dimostrerete di non aver capito nulla, ma di fatto, è vero… siete al momento intenti ad apparire anziché essere… su questo riflettete un attimo!

Per far funzionare la vostra posizione, dovete innanzitutto raccogliere le informazioni necessarie e anche fornirle… se non fate questo, ogni vostro sforzo e lavoro sarà respinto, oppure rifatti molte altre volte e perderete così la fiducia dei vostri colleghi.

Ovviamente, se siete stati assunti, dovrete per forza essere formati dall’Azienda, se siete ancora in tempo, durante il colloquio sottolineate il fatto che abbiate bisogno di ricevere tutte le informazioni e le procedure del caso.

Ma ecco in breve cos’altro prendere in considerazione per evitare il peggio:

Fatevi conoscere da ogni persona di cui avrete bisogno per ottenere più informazioni o darle…

Comportatevi conformemente alla direttiva di condotta dell’Azienda.

Informate del vostro lavoro solo le persone che devono saperlo, evitate di parlare con chiunque non sia a stretto contatto con le vostre mansioni!

Tutto questo è il primo gradino per iniziare una carriera da zero verso l’alto!

A breve, vedremo altri strumenti di controllo su come perfezionarvi per salire di grado…

In bocca al lupo e Buon lavoro!

Siate felici!

Se vi vogliono licenziare… forse non possono farlo!

L. 15 lug. 1966 n. 604
Norme sui licenziamenti individuali

Art. 2. comma 1: Il datore di lavoro deve comunicare per iscritto il licenziamento al prestatore di lavoro. Comma 2 Il prestatore di lavoro può chiedere entro 15 giorni dalla comunicazione, i motivi che hanno determinato il recesso: in tal caso, il datore di lavoro DEVE nei 7 giorni dalla richiesta, comunicarli per iscritto. Comma 3: Il licenziamento intimato senza l’osservanza delle disposizioni di cui ai commi 1 e 2 è inefficace.

Art. 3: Il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro, ovvero da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e dal regolare funzionamento di essa.

Art. 6: Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso. A conoscere delle controversie derivanti dall’applicazione della presente legge è competente il Pretore.

Art. 8: quando risulti accertato che non ricorrono gli estremi di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo, il datore di lavoro E’ TENUTO a riassumere il prestatore di lavoro entro il termine di tre giorni, o in mancanza a risarcire il danno versandogli un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell’ultima retribuzione.

GIUSTA CAUSA O GIUSTIFICATO MOTIVO
La legge 604/66 (così come modificata dalla legge 108/90) stabilisce che il licenziamento può essere disposto soltanto per giusta causa, ai sensi dell’art. 2119 del codice civile, e per giustificato motivo soggettivo o oggettivo (ai sensi dell’art. 3 della legge).

La giusta causa di licenziamento consiste in una inadempienza o trasgressione da parte del lavoratore di gravità tale da compromettere irrimediabilmente il vincolo fiduciario che è alla base del rapporto di lavoro, così da impedirne la prosecuzione anche temporanea. Il licenziamento in tronco, o per giusta causa, costituisce la massima sanzione da comminarsi per reprimere le infrazioni più gravi, nel rispetto del criterio di proporzionalità (previsto dall’art. 2106 del codice civile.).

La nozione di giustificato motivo soggettivo consiste nel notevole inadempimento del lavoratore ai suoi obblighi. Si distingue dalla giusta causa per la minore entità o gravità della trasgressione. Il datore di lavoro, quindi, è legittimato a comminare il licenziamento, ma è tenuto a dare un preavviso nel corso del quale il rapporto di lavoro prosegue in ragione del fatto che la trasgressione non è tale da rendere necessaria la cessazione immediata del rapporto e dei suoi effetti.

Il licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo deve essere intimato nella immediatezza dei fatti contestati, poiché il decorrere di un lasso di tempo eccessivamente lungo, tra i fatti imputati e la contestazione, può compromettere le possibilità di difesa del lavoratore. La contiguità degli istituti, dovuta al comune elemento soggettivo, consente di convertire il licenziamento per giusta causa in quello per giustificato motivo soggettivo, con la conseguente corresponsione, in quest’ultimo caso, dell’indennità sostitutiva del preavviso.

Il giustificato motivo oggettivo prevede che il licenziamento avvenga per ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento della stessa, con la corresponsione del preavviso. La legge introduce, dunque, una deroga al principio di stabilità del rapporto di lavoro per il caso in cui sopravvengano eventi tali da impedire l’utilizzazione della prestazione di lavoro per la realizzazione degli obiettivi aziendali cui essa è destinata.

Pertanto, in questo periodo stanno rivalutando tante cose in parlamento… quindi a breve Vi aggiornerò sul da farsi, ove possibile ovviamente!

Parliamo di MOBBING sul lavoro!

Ci sono persone a me care che stanno subendo Mobbing da parte del loro datore di lavoro e/o colleghi, così eccovi qualche notizia che spero possa aiutarvi a risolvere quei piccoli e grandi problemi lavorativi.

MOBBING

Il mobbing può essere considerato come un insieme di comportamenti molesti ed indesiderati posti in essere nell’ambiente di lavoro, che causano sofferenza fisica, psicologica e morale.
Le principali categorie di vessazione che si possono realizzare sono:
– persecuzione psicologica
— offese verbali
— maggiori richieste di attività lavorativa
— violenza fisica
— stigmatizzazione sociale.

MOLESTIA SESSUALE

Tra i vari tipi di comportamenti che vengono ricondotti al mobbing certamente rientrano, come riconosciuto anche da una recente sentenza della Cassazione (C. Cass. 8/1/2000 n. 143), le molestie sessuali sul luogo di lavoro.
Per molestie sessuali si devono intendere, oltre che i veri propri tentativi di molestia e gli “atti sessuali” anche i corteggiamenti indesiderati e le cosiddette «proposte indecenti».
Il codice di condotta (allegato alla Raccomandazione della Commissione Europea 27/11/1991 n.131) definisce come molestia sessuale “ogni comportamento indesiderato a connotazione sessuale o qualsiasi altro tipo di comportamento basato sul sesso che offende la dignità degli uomini o delle donne nel mondo del lavoro”.
La Suprema Corte riconosce che tali atti, “i più detestabili fra quelli che possono ledere la personalità morale e … l’integrità psicofisica dei prestatori d’opera subordinati” fanno sorgere in capo al datore di lavoro “una vera e propria responsabilità contrattuale” per l’inadempimento dell’obbligo posto a suo carico dall’art. 2087 c.c. (v. C. Cass. 8/1/2000 n.143).

LA COSTRITTIVITA’ ORGANIZZATIVA

Nella letteratura internazionale sono individuabili molteplici classificazioni delle azioni negative tipiche del processo di mobbing.
Leymann (1990, 1992, 1993, 1996) divide le azioni implicate nel processo di mobbing in cinque categorie di attacchi alla vittima.
Niedl (1995) individua sette categorie di attacchi.
Anche l’INAIL nell’Allegato 1 alla circ. n. 71/2003 sostiene che nel mondo del lavoro possono emergere quadri patologici ricollegabili a “fattori di costrittività” nell’organizzazione del lavoro.
Nel documento vengono individuate le più frequenti condizioni di “costrittività organizzativa”:
– marginalizzazione dall’attività lavorativa, svuotamento delle mansioni, mancata assegnazione dei compiti lavorativi con inattività forzata, mancata assegnazione degli strumenti di lavoro, ripetuti trasferimenti ingiustificati.
-prolungata attribuzione di compiti dequalificanti.
– prolungata attribuzione di compiti esorbitanti o eccessivi.
– impedimento sistematico e strutturale all’accesso a notizie.
– inadeguatezza strutturale e sistematica delle informazioni inerenti l’ordinaria attività di lavoro.
– esclusione reiterata del lavoratore rispetto ad iniziative formative, di riqualificazione e aggiornamento professionale.
– esercizio esasperato ed eccessivo di forme di controllo”.

I SETTE PARAMETRI CHE INDIVIDUANO IL MOBBING

Ege ha proposto sette parametri affinché si possa asserire di essere in presenza di mobbing.

– AMBIENTE LAVORATIVO
– FREQUENZA
– DURATA
– TIPO DI AZIONI
– DISLIVELLO TRA GLI ANTAGONISTI
– ANDAMENTO SECONDO FASI SUCCESSIVE
– INTENTO PERSECUTORIO

1. AMBIENTE LAVORATIVO
Il 1° criterio è che la vicenda conflittuale avvenga sul posto di lavoro

2. FREQUENZA
È un criterio che permette di distinguere ciò che va considerato mobbing da ciò che è invece una situazione conflittuale transitoria.
Ege scrive “…il parametro della frequenza deve indicare una cadenza delle azioni ostili di alcune volte al mese”.

“Sasso nello stagno”: rappresenta l’eccezione alla condizione indicata.
“La condizione di “sasso nello stagno” sussiste quando:
1)si rileva la presenza di una singola azione ostile portante, i cui effetti si ripercuotono sulla persona quotidianamente ed “internamente” , anche dopo che la prima azione si è…esaurita;
2) l’azione iniziale è accompagnata e/o seguita da almeno altre due azioni ostili di supporto, appartenenti ad una categoria diversa da quella dell’azione principale;
3) le azioni secondarie siano messe in atto da aggressori diversi (ad es. colleghi);
4) queste ultime azioni abbiano una cadenza di almeno alcune volte al mese”. (Ege, 2002)

3. DURATA
Anche questo è un criterio importantissimo.
Ege scrive “… perché si possa parlare di mobbing il conflitto sul lavoro deve durare da almeno 6 mesi; tale limite, tuttavia, può essere abbassato anche a soli tre mesi, ammesso però che la frequenza degli attacchi sia quotidiana e che siano riferite azioni appartenenti ad almeno tre delle categorie previste dal LIPT Ege”.

4. TIPO DI AZIONI
Leymann elaborò una lista di 45 azioni ostili, divise in cinque categorie:
A)attacchi ai contatti umani e alla possibilità di comunicare;
B) isolamento sistematico;
C) cambiamenti delle mansioni lavorative;
D) attacchi alla reputazione;
E)violenze e minacce di violenze.
Queste categorie Leymann le riportò nel famoso LIPT.
Per Ege si può parlare di mobbing se le azioni subite sono riconducibili ad almeno due delle categorie indicate nel LIPT.

5. DISLIVELLO TRA GLI ANTAGONISTI
In una condizione di mobbing deve essere percepibile un dislivello di potere tra i due protagonisti della vicenda conflittuale, con la conseguenza che la vittima si viene a trovare sempre in una posizione di svantaggio.
“Spesso il mobber cerca di nascondersi dietro un gruppo di persone; a volte cerca degli alleati prima di passare all’azione o si assicura almeno la loro complicità durante il conflitto.
La vittima subisce tutta la violenza e l’energia distruttiva dello scontro, mentre l’aggressore può dividere le sue forze e quindi consuma meno energia per portare avanti il conflitto. Inoltre per la vittima è molto più stancante dover lottare contro molte persone invece di potersi concentrare su un unico aggressore”. (Ege, 1998, 99)
Possono essere individuate tre tipologie di mobbing: orizzontale, verticale discendente e verticale ascendente.
Si parla di mobbing orizzontale qualora la vessazione coinvolga soggetti che ricoprono la stessa posizione gerarchica all’interno dell’organizzazione.
II mobbing verticale discendente si presenta quando la vessazione viene esercitata da una persona in posizione gerarchica superiore rispetto alla vittima.
In rari casi è stato delineato anche il c.d mobbing verticale ascendente.

6. ANDAMENTO SECONDO FASI SUCCESSIVE
Il mobbing risulta essere un vero e proprio processo, che evolve gradualmente nel tempo, spesso a partire da una condizione di conflitto non risolto, come una sorta di escalalion dello stesso conflitto.
Leymann elaborò un modello a quattro fasi successive.
Ege ha proposto un modello a 6 fasi .
In sostanza, perché una vicenda possa essere ritenuta mobbing, devono essere ben identificabili al suo interno non solo il senso di progresso, ma anche le fasi cronologicamente definite.
Schematicamente il modello Ege è così rappresentato:

pre fase
Condizione Zero

fase 1
Conflitto mirato

fase 2
Inizio del Mobbing

fase 3
Primi sintomi psico somatici del lavoratore

fase 4
Errori ed abusi dell’Amministrazione del Personale

fase 5
Serio aggravamento della salute psico fisica della vittima

fase 6
Esclusione dal mondo del lavoro

7. INTENTO PERSECUTORIO
“Perché si possa parlare di mobbing, ci deve essere da parte dell’aggressore un chiaro scopo negativo nei confronti della vittima”. (Ege,2002).
L’intento persecutorio è dato da tre fattori: lo scopo politico, l’obiettivo conflittuale e la carica emotiva.

GLI STRUMENTI DI VALUTAZIONE DEL MOBBING
1. LIPT. Leymann ha elaborato LIPT (Leymann Inventory of Psycological Terror).
Ege in base agli studi fatti sulla realtà italiana ha modificato il questionario. Il test di mobbing « LIPT Ege » consta di trenta domande suddivise in tre sezioni successive.
La sezione I riguarda i dati personali e dell’azienda.
La sezione II riguarda le azioni ostili subite.
La sezione III è relativa alle varie conseguenze che il soggetto ha accusato.

COLLOQUI SULLA VICENDA LAVORATIVA

L’esperto di mobbing effettua colloqui specifici con la persona.
Questi colloqui perseguono diversi scopi:
A) ottenere i dati che ancora mancano per la valutazione dei sette parametri;
B) valutare lo stato clinico e la sintomatologia espressa;
C) ricercare elementi utili per individuare la struttura di personalità, gli stili difensivi al fine di avere elementi sullo stato anteriore del soggetto;
D) invitare il paziente a fornire il maggior numero di elementi oggettivi che comprovino agli occhi di un terzo la condizione di mobbing.
Anche l’INAIL ha contribuito alla definizione di un percorso metodologico.

“…In campo psichiatrico, molto più che in altre branche specialistiche, assume particolare importanza la ricostruzione dello stato anteriore del soggetto anche in riferimento ai fattori eziologici concausali extralavorativi.
Le possibili conclusioni diagnostiche eziologiche sono:
1) presenza di disturbi/patologie preesistenti cui ricondurre tutto il quadro clinico.
2) presenza di disturbi/patologie preesistenti (predisponenti) che hanno ruolo concausale.
3) Assenza di disturbi/patologie preesistenti”.

SOMMINISTRAZIONE DI TEST
I tests comunemente utilizzati:
Test proiettivi di personalità- Costitutivi: Rorschach
– Costruttivi: Reattivo di Wartegg
– Interpretativi: T AT
Questionari di personalità: MMPI 2
Tests di efficienza intellettiva: Matrici progressive di Raven e Wais

LE CONSEGUENZE DEL MOBBING

Gli effetti del mobbing sulla salute psicofisica delle vittime possono essere di intensità non trascurabile e manifestarsi attraverso una sintomatologia variegata:
disturbi del tono dell’umore;
disturbi psicosomatici;
alterazione del comportamento;
disturbi d’ ansia.
Più raramente si manifestano disturbi ascrivibili all’universo psicotico.
Nei casi in cui la sofferenza psichica è esclusivamente legata alle angherie subite, si ritiene che due possono essere gli inquadramenti diagnostici:
la sindrome da disadattamento e la sindrome post traumatica da stress.
Il mobbing è un fenomeno che rientra nella categoria dello stress; è da tenere sempre in considerazione la variabilità soggettiva.
Esistenza della soglia individuale di resistenza allo violenza psicologica. Tale soglia è il risultato dell’interazione dei seguenti aspetti: intensità della violenza, tempo di esposizione, tratti di personalità.

Disturbo Post traumatico da Stress
Paura intensa, sentirsi inerme, continuo rivivere l’evento traumatico, l’ottundimento della reattività generale.
Presenza di ansia, insonnia non presenti prima del trauma.
Alcuni individui riferiscono irritabilità o scoppi d’ira o difficoltà a concentrarsi o a eseguire compiti.
Vi è compromissione della modulazione affettiva, comportamento autolesivo e impulsivo, disturbi somatici, sentimenti di inefficienza, vergogna, disperazione; in alcuni casi più gravi compaiono sintomi di natura psicotica.
Il quadro sintomatologico deve essere presente per più di 1 mese e il disturbo deve causare disagio clinicamente significativo o menomazione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti.

Il Disturbo Post traumatico da Stress in base alla durata e all’esordio si distingue:
– Acuto. Questa specificazione dovrebbe essere usata quando la durata dei sintomi è inferiore a 3 mesi.
– Cronico. Questa specificazione dovrebbe essere usata quando i sintomi durano 3 mesi o più.
– Ad Esordio Tardivo. Questa specificazione indica che sono trascorsi almeno 6 mesi tra l’evento e l’esordio dei sintomi.
I pazienti affetti da Disturbo Post traumatico da Stress presentano un maggiore rischio di Disturbo di Panico, Disturbo Ossessivo Compulsivo, Fobia Sociale, Fobia Specifica, Disturbo Depressivo Maggiore, Disturbo di Somatizzazione e Disturbi Correlati ad abuso di Sostanze.

Disturbo dell’adattamento
A. Si ha lo sviluppo di sintomi emotivi o comportamentali in risposta ad uno o più fattori stressanti identificabili che si manifesta entro 3 mesi dell’insorgenza del fattore o dei fattori stressanti.
B.Questi sintomi o comportamenti sono clinicamente significativi come evidenziato da uno dei seguenti punti:
1) marcato disagio che va al di là di quanto prevedibile in base all’esposizione al fattore stressante
2) compromissione significativa del funzionamento sociale o lavorativo o scolastico.
C. La sintomatologia correlata allo stress non soddisfa i criteri per un altro disturbo specifico in Asse I e non rappresenta solo un aggravamento di un preesistente disturbo in Asse I o in Asse II.
D. I sintomi non corrispondono a un Lutto.
E. Una volta che il fattore stressante (o le sue conseguenze) sono superati, i sintomi non persistono per più di altri 6 mesi.
Il Disturbo di Adattamento può essere
Acuto: se l’alterazione dura per meno di 6 mesi
Cronico: se l’alterazione dura per 6 mesi o più.
I Disturbi dell’Adattamento sono codificati in base al sottotipo, che è scelto secondo i sintomi predominanti:
Con Umore Depresso
Con Ansia
Con Ansia e Umore Depresso Misti
Con Alterazione della Condotta
Con Alterazione Mista dell’Emotività e della Condotta
Non Specificato.
DIAGNOSI EZIOLOGICA

1) Il mobbing deve essere legato « da un rapporto di causalità esclusivo o almeno preminente e diretto con la professione », che la causa lavorativa deve essere « adeguata e preminente ». (Mascaro et al. 1993, 91).
2) Il mobbing può essere una concausa.

ESITO DELL’ANALISI e NESSO CAUSALE

L’importanza dell’apporto specialistico di un Consulente Tecnico.
Al medico legale viene richiesto un giudizio su: durata della malattia, incapacità ad attendere alle ordinarie occupazioni, eventuale pericolo per la vita e insanabilità, certa o probabile, della malattia.
Solo attraverso l’articolato e necessario procedimento, che costituisce l’indagine per la formulazione della diagnosi eziologica si potrà addivenire ad un giudizio conclusivo che consentirà la valutazione medico legale, cui può seguire un numero personalizzato espresso in percentuale.

CRITERI PER LA VALUTAZIONE DEL DANNO

Va subito precisato che i comportamenti vessatori che determinano il mobbing possono avere una rilevanza penale oltrechè civile.

La rilevanza penale
a titolo meramente esemplificativo:
art. 590 c.p., “lesioni personali colpose”;
art.594 c.p., “ingiuria”;
art.595 c.p., “diffamazione”;
I’art.609 bis c.p., “violenza sessuale”;
I’art.610 c.p., “violenza privata”.

La rilevanza civile
La giurisprudenza ritiene risarcibili varie tipologie di danno, che possono essere liquidate cumulativamente, verificandosi sovente che il medesimo comportamento mobbizzante violi norme diverse, originando così differenti voci di risarcimento.

DANNO PATRIMONIALE
È la conseguenza diretta e immediata della condotta lesiva del mobber.
Si scompone in due componenti: il lucro cessante e il danno emergente.
– Valutazione della riduzione della capacità di produrre reddito.

DANNO MORALE
Laddove ci siano stati comportamenti che integrano azioni anche penalmente sanzionate, è riconosciuta la risarcibilità del danno morale, che consiste nei patemi d’animo provati dalla vittima, e del danno alla vita di relazione (ex artt.2059 c.c. e 185 c.p.).

DANNO BIOLOGICO
Tale danno consiste nella menomazione dell’integrità psicofisica del soggetto suscettibile di valutazione medico-legale.
L’ambito applicativo del danno biologico si è progressivamente esteso fino a comprendere anche il danno cd. psichico.
DANNO ESISTENZIALE
È un danno risarcibile per quei soggetti mobbizzati per i quali non si è determinato la comparsa di psicopatologie; si riconosce l’ingiustificata e dannosa compromissione della personalità morale del lavoratore.
Il mobbing è riconosciuto come malattia professionale non tabellare dall’INAIL e, come tale, è indennizzabile ai sensi dell’art. 13. del D. Lgs 38/2000.
Nel citato allegato 1 alla circ. n. 71/2003 è riportato che “…La vigente tabella delle menomazioni…relativa al danno biologico … prevede …unicamente le seguenti voci:180. Disturbo post traumatico da stress cronico moderato, a seconda dell’efficacia della psicoterapia fino a 6%181. Disturbo post traumatico da stress cronico severo, a seconda dell’efficacia della psicoterapia fino a 15%. Per la valutazione percentuale del Disturbo dell’adattamento cronico si dovrà procedere con riferimento analogico a tali voci … con una valutazione percentuale che potrà collocarsi,
nelle forme di grado lieve/moderato, nell’intervallo previsto dalla voce 180, nelle forme di grado severo, con importanti sintomi depressivi e della condotta, nella successiva voce 181”.

CONSIDERAZIONI FINALI

– Una chiarezza dei ruoli, una specificazione delle mansioni, una esplicitazione della scala gerarchica si ascrivono nella prassi organizzativa utile per permettere una sana interazione.
– È importante promuovere una cultura aziendale dell’etica e della responsabilità basata sulla tolleranza ed il rispetto, elaborando codici di comportamento e percorsi formativi per tutto il personale.
– Importanza della consulenza-supervisone per la cura sia dell’organizzazione aziendale sia degli aspetti emotivo- relazionali esistenti tra individui.